Chi trova una grafica trova un tesoro
color palettes 3 di RRRAI
Esistono vari gradi di consapevolezza nelle cose che facciamo.
Se esci domani mattina e inizi a correre pensando di sapere come fare, anche ammesso che tu abbia letto guide pratiche e manuali o ricevuto consigli da un runner esperto, le probabilità di un incidente frontale fra cosa hai immaginato e la realtà è altamente probabile. Stesso discorso quando scrivi un libro: inizi pensando che basti l’ispirazione o il talento e vai avanti con la certezza sempre più viva che di quell’ispirazione e di quel presunto talento te ne fai poco se non si presenta un allineamento di fattori solo apparentemente casuali: una storia che funziona, dei personaggi che reggono la scena, una bella copertina e…
Ah, wait, ci siamo: la copertina.
Nota dolente sfasciafantasie: la copertina non è la fotografia in copertina. Puoi essere il più abile fotografo o disegnatore del mondo, ma se l’impostazione grafica della tua copertina è deludente, rovinerai in un colpo solo libro e immagine.
Lavoro come ghostwriter dal 2009. All’inizio non mi preoccupavo del destino dei libri che scrivevo: pagamento ricevuto, beta reader contenti, revisione appassionata, cliente soddisfatto e coscienza pulita. Attenzione: molti ghostwriter lavorano così e va anche bene. Il punto è che, essendo anche un autore e prima ancora un lettore, ho iniziato a interrogarmi sui vari aspetti di un libro e mi sono reso conto che avrei potuto offrire qualcosa di più.
La grafica editoriale è oggi uno degli aspetti più sottovalutati, bistrattati, inquinati e fraintesi del mondo dei libri. Ho già scritto che una copertina bianca è meglio di una copertina brutta, ma se paghi un ghostwriter e un editor e un correttore bozze e sei disposto ad avviare una campagna marketing per il tuo libro autoprodotto… perché non curare la parte estetica?
Negli anni ho conosciuto grafici scarsi e grafici eccellenti; ai primi ho offerto una pacca sulla spalla e una parola d’incoraggiamento – siamo tutti stati scarsi prima di diventare bravi – mentre ai secondi ho chiesto di collaborare con me (e con gli autori che seguivo).
Da anni collaboro con Erna Corsi, grafica veronese che è anche un’autrice, un binomio che non guasta. (In fondo all’articolo trovate la sua biografia. Se avete un manoscritto fra le mani e non volete presentarvi al pubblico con una copertina bianca, fatevi un regalo e contattatela.)
Avere l’occhio di un grafico non significa solo “avere buon gusto”. Sarebbe riduttivo. Pensate alle innumerevoli possibilità in termini di scelta per i testi (font, dimensioni, posizionamento) e armonia del layout (estetica, colori, valorizzazione dell’immagine). La grafica, poi, non è solo questione di copertina. Sfogliare un libro che sia bello anche al suo interno (io direi: soprattutto al suo interno) è cosa ben diversa dall’essere obbligati a leggere uno sgorbio guastaocchi.
Per risolvere queste infinite possibilità, secondo voi basta “essere portato”? Per scrivere un libro è sufficiente saper inventare una storia (qualità che hanno pressoché tutti gli esseri umani) o è necessario che quella storia sia, in ordine sparso: emozionante, coinvolgente, credibile o incredibile, oscura e/o luminosa e, in una sola parola, “forte”?
Viviamo nell’epoca in cui ci si accontenta di poco e si lasciano le grandi occasioni nell’immondizia. E se per una volta si ricercasse il “bello”?
Erna Corsi
Alcuni lavori di Erna










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