È meglio niente di una brutta copertina

 

Book dragon di Rastaban26


Anni fa mi è capitato di affiancare un’autrice nella revisione del suo romanzo. Il lavoro svolto era eccellente: uno di quei casi in cui, al di là dell’introito economico, ringrazi il cielo di aver scelto il mestiere di editor. L’ultima – l’ennesima – revisione fu pura soddisfazione per i sensi di chi lavora nell’ambito dei servizi editoriali: un entusiasmo genuino e contagioso.

Sebbene il testo fosse di alto livello, l’autrice decise all’ultimo momento di andare in autoproduzione. Niente di male… ad alcune condizioni che le avrei spiegato con piacere. Inoltre poteva contare su una fanbase numerosa. In casi come questi pubblicare un libro in self può rivelarsi un’operazione in discesa, piacevole e perfino remunerativa.

Mentre il testo era nelle mani del correttore bozze, domandai all’autrice: «Cos’hai in mente per la copertina?»

Lei tirò fuori un paio di scelte che non mi entusiasmarono.

«Va bene» le dico, «non ti preoccupare. Il grafico ti saprà consigliare.»

«Il grafico?» chiese con stupore. «Io so già come sarà la copertina.»

Silenzio.

Le spiegai che un grafico “vero” le avrebbe permesso di impaginare il testo nel modo corretto e, soprattutto, di dare al libro una copertina di alto livello. L’immagine – un disegno, una fotografia o quel che si vuole – è solo un elemento di un più ampio layout che caratterizza una copertina. Font, colori, dimensioni, posizionamento e “stile” nel suo complesso compongono un quadro che può passare dall’essere bello e gradevole a disgustoso a causa di poche elementari differenze che noi comuni mortali non siamo sempre in grado di cogliere. Per quello, appunto, c’è il grafico, col suo occhio artistico.

Da quando faccio questo lavoro ho collaborato con grafici eccezionali. Due nomi su tutti: Antonella Monterisi ed Erna Corsi; quest’ultima è la mia attuale collaboratrice.

Alla fine l’autrice si intestardì e preferì procedere con l’autopubblicazione offrendo al pubblico una copertina fai da te. In questi casi, purtroppo, le possibilità sono tre: due probabili e una improbabile.

Opzione numero uno: sei un grafico mancato e cogli l’occasione per manifestare il tuo talento represso.

Opzione numero due: utilizzi i layout preconfezionati di Amazon con il risultato di dare in pasto al pubblico una copertina che 1) sa di già visto e 2) è oggettivamente scadente.

Opzione numero tre: credi di essere un grafico mancato e la tua copertina diventa l’occasione per rovinare un intero progetto letterario in cui hai investito risorse economiche e ore di lavoro.

Immaginate quale delle tre possibilità si è realizzata.

Se volete autopubblicare potete farlo. Lo stigma che colpisce l’autore self è, oggi, meno brutale di qualche anno fa.

Perché le CE a pagamento, invece di diminuire, hanno contagiato anche i buoni editori, i quali hanno preso l’abitudine di mascherare il proprio essere a pagamento con trucchi da quattro soldi.

Perché l’editoria canonica vuole vendere e vendere e vendere e un autore autopubblicato può, qualche volta, offrire testi nuovi e di qualità.

Perché la gloria non è l’ambizione primaria di ogni essere umano e le royalties che offrono i servizi di autopubblicazione possono risultare interessanti (e non c’è nulla di male).

Ma se volete farlo, il principio imprescindibile è: autopubblicazione significa autoproduzione. L’autore diventa editore e deve occuparsi (finanziandole) di quelle attività che nelle pubblicazioni tradizionali spettano all’editore: editing, correzione bozze, grafica e marketing.

Se manca uno di questi pezzi, il libro rimane acerbo (quando non brutto o bruttissimo), la copertina finisce per creare repulsione nel lettore e, nel caso dell’assenza di una pur minima campagna marketing, nessuno compra il libro.

Ma proprio nessuno.

Se vi mancano i fondi per pagare un grafico, accettate un consiglio: pubblicate il libro con una copertina bianca, il titolo e il vostro nome. E basta. Un tempo si faceva così. Per alcuni generi letterari (la saggistica e in particolare la poesia) è ancora una pratica in uso.

Meglio una copertina vuota che una copertina brutta.

Commenti

Post più popolari